Wednesday, 19 June 2013  
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L'autobus... volevo diventare invisibile PDF Stampa E-mail

sono sempre stata una ragazzina chiusa e quindi facile bersaglio dei coetanei ma mi accingevo ad andare alle scuole superiori e avevo proprio deciso di voltare pagina e di farmi conoscere come una persona estroversa e simpatica,,,, ma ancora non sapevo che il mio incubo stava per iniziare proprio in quel periodo. pochi giorni dopo l'inizio della 1° liceo inizio a sentire degli appellativi poco gradevoli sull'autobus,,, provenivano da ragazzi più grandi che non avevo mai visto prima, così anche se questi si trovavano sempre vicino a me, cercavo di convincermi che non potevano essere indirizzati proprio a me,,, perchè loro non mi conoscevano e non potevano aver scelto proprio me fra la miriade di persone che c'erano sull'autobus,,,, mi dicevo che non potevo essere stata così sfortunata da esser presa di mira anche in un ambiente nuovo! invece passavano i giorni e purtroppo mi sono accorta (o meglio loro hanno fatto di tutto perchè me ne accorgessi) che ce l'avevano proprio con me. Da quel momento nella mia testa c'erano solo due pensieri costanti, per non dire due ossessioni (e purtroppo fra questi 2 pensieri non c'era quello di reagire alle prese in giro): nella mia testa di ragazzina pensavo che se non avessi reagito, il resto dei passeggeri dell'autobus non avrebbero capito che si rivolgevano a me, come dire che se subivo in silenzio senza che la cosa diventasse di pubblico dominio non avrebbe poi fatto troppo male,,,, ahimè quanto mi sbagliavo! l'altro pensiero che m frullava era quello di evitare "loro" prendendo altri autobus (ma diventava difficile spiegare ai miei perchè volevo prendere un pullman che mi portava a scuola 1 ora prima delle lezioni!). sono passati tantissimi anni ormai (15...) ma ancora mi ricordo il fiato sospeso fino alla loro fermata dell'autobus,,,, se salivano mi facevo piccola piccola,,,, forse speravo che non mi vedessero, mentre se non salivano ero rilassata e non ci pensavo più fino all'ora del ritorno... ma purtroppo non era tutto,,,, un giorno una mia amica (anche se ho qualche perplessità che lo fosse realmente) è venuta a conoscenza di queste prese in giro, ma non ne abbiamo mai parlato veramente,,,, io ho praticamente accettato che anche lei di tanto in tanto si unisse al gruppetto di quelli....in cambio della promessa che la cosa non uscisse mai  (cioè che non dicesse ad altri di questi appellativi),,, certo faceva un male cane sapere che la persona con cui uscivi nel week end, durante la settimana contribuiva a far crescere il tuo incubo,,, ma tant'era... passavano i mesi,,,, gli anni,,,, e loro eranno sempre lì,,, su quel maledetto autobus a prendermi in giro e io mi facevo sempre più piccola,,,, fuori avevo una vita "normale" avevo qualche amica (a cui non ho mai detto nulla) e un ragazzo (anche con lui sono stata a lungo zitta). nei week end evitato di andare in posti dove forse avrei incontrato quelli e a scuola non ci volevo più andare anche se sono sempre stata brava... con i miei non mi confidavo perchè ormai mi ero convinta che era un problema mio cioè che quelli mi sfottevano perchè lo meritavo, perchè avevo qualche cosa di sbagliato altrimenti non si spiegava che avessero scelto me fra tanti, ERO IO CHE AVEVO QUALCOSA CHE NON ANDAVA e chiaramente non mi fidavo di nessuno (perchè sapevo che prima o poi anche le amiche si sarebbero accorte che ero sbagliata e mi avrebbero ferito anche loro). arrivata in 4° liceo non ce la facevo più l'ansia e l'angoscia erano sempre più grandi, il mio ragazzo iniziava a chiedere spiegazioni circa il mio strano atteggiamento (facevo scenate ogni volta che dovevo uscire con persone che conoscevo poco o andare in luoghi nuovi, volevo sapere sempre il programma dettagliato, non ammettevo  che il mio ragazzo parlasse con altre persone se ero presente anche io e ogni volta lo ossessionavo per sapere se avevano parlato male di me) un giorno al telefono gli ho scaricato tutto addosso gli ho raccontato il mio incubo che durava da 4 anni e mi sono sentita meno sola.... il mio ragazzo era un adolescente come me,,,, e ha risolto la faccenda come ha potuto (io non ho mai voluto indagare approfonditamente su che cosa avesse detto a quelli) fatto sta che dal lunedì successivo gli insulti erano finiti.... purtroppo non era finito l'incubo però...

questa cosa mi ha segnato per sempre per tanti anni (a volte ancora adesso) ho avuto la ferma convinzione ogni volta che vedevo  un gruppo di persone parlare che stessero ridendo di me... la situazione è migliorata quando ho trovato finalemte persone intelligenti alla SSIS che senza che io parlassi si sono accorte che se c'era un gruppetto di persone io stavo sempre solo in disparte a testa bassa,,, e queste persone silenziosamente mi hanno presa per mano e mi hanno accompagnato all'interno del gruppo,,,, delicatamente,,,, facendomi capire che ci si può fidare degli amici,,,e di questo sarò sempre grata.

oggi ho 30 anni e sono un'insegnante e continuo a dire ai miei alunni che se mai nella vita dovessero pensare di essere vittime di bullismo, non devono assolutamente stare zitti e pensare che sono loro quelli sbagliati, ma parlarne con qualche adulto perchè se lo porti con altri il fardello è più leggero e perchè "quelli" sono forti solo perchè noi glielo permettiamo,,,, ma se ci uniamo "quelli " non sono più niente, se non dei codardi che devono dimostrare il loro valore in questo modo idiota... vorrei (ma so che non è possibile) che nessuno più si trovasse all'età di 30 o anche più a dover consolare la ragazzina che piange ancora nel suo cuore per le ferite.

 
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