|
Gli autori delle prepotenze
Chi è la "vittima"?
Chi è il "bullo"?
Tipi di prepotenze subite
Luoghi delle prepotenze
Cause del fenomeno
La terrificante omertà
Possibili soluzioni

Difficile davvero credere che nessuno di voi abbia mai avuto a che fare, più o meno direttamente, con il fenomeno del bullismo. Risulta invece facile pensare che forse, non dando la giusta importanza ai fatti, non ve ne siete mai resi realmente conto. Ancora oggi non sono state approfondite dinamiche o problematiche del fenomeno, se non in qualche caso sporadico in cui pochi si sono impegnati in questo tipo di studio…infatti, ancora oggi, il bullismo passa inosservato.
In Italia , per queste ragioni, quasi manca una vera e propria definizione di “bullismo”, contrariamente alla quasi totalità del mondo “sviluppato” che considera ufficiale la definizione data da DAN OLWEUS: massimo esponente mondiale di bullyng.
La definizione risulta essere la seguente: uno studente risulta vittimizzato nel momento in cui viene sottoposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni di scuola e non.
Bene o male, tutti gli psicologi sono d'accordo con questa definizione che sembra inglobarle tutte, anche se ancora riusciamo a vedere solo la punta dell'iceberg: nella valutazione del bullismo come fenomeno psicologico a livello sociale, di gruppo ed individuale le idee sono piuttosto confuse. In Italia, siamo ai primi anni di studi ufficiali nonché riconosciuti dal mondo scientifico.
“ Bullismo ” e “ scuola ” non sono due termini necessariamente affiancati: abbiamo anche le strade, il pullman, gli oratori, il cortile sotto casa, il parco giochi… ma oggi, nell'era in cui il divertimento passa soprattutto attraverso le nuove tecnologie, attraverso videogames, pc e quant'altro, abbiamo la scuola come fondamentale centro di aggregazione giovanile. Il bullismo nasce appunto in quei luoghi in cui più ragazzi, più o meno coetanei, si ritrovano frequentemente.
Per queste ragioni, e solo per queste, “bullismo” e “scuola” sono due termini divenuti quasi inscindibili.
LE PREPOTENZE
Offese , esclusione dal gioco , cattiverie ingiustificate , prevaricazioni fisiche con calci e pugni o anche solo fastidiose sberlette, limitazione della libertà personale con la segregazione in una stanza contro la volontà della vittima: questi sono i principali tipi di azioni prepotenti tipiche del bullismo. Risulta difficile poterle elencare tutte con maggiore precisione poiché, come penso sappiate, la fantasia perversa di alcuni membri del branco non ha limiti stabiliti. Proprio per questi soggetti, la linea che separa il bullismo da una vera e propria microcriminalità diffusa è molto sottile. Uno dei dati più sconcertanti è che circa il 70 per cento degli alunni presi in considerazione da Roberto Nardello, in “ Il bullismo nella suola elementare”, in uno studio nelle scuole elementari, dichiarano di aver subito qualcuno di questi atti nei 3 mesi precedenti le interviste.
A QUALE CLASSE
Il bullismo si rileva già dopo la terza elementare. Non è detto che chi è bullo oggi sia poi bullo anche domani. Potrebbe esserci un rovescio della situazione con l'assunzione del ruolo di vittima da parte di colui che era persecutore. In ogni caso, qualcuno che, all'interno di una classe di elementari, medie o superiori, compie atti persecutori a danno di un compagno lo abbiamo sempre.
Secondo gli studi raccolti da ROBERTO NARDELLO nel suo libro “ Il bullismo nella suola elementare ”, la quantità di fenomeni tende a diminuire dalle prime alle ultime classi delle elementari.
In aggiunta potrei dire che alle superiori sono meno le intersezioni tra gruppi violenti e singoli vittime ( quindi ci sono meno vittime ), ma ogni singolo atto è dotato di maggiore potere distruttivo; anche perché ricordiamo che alle superiori si colpisce un giovane adolescente.
BULLSIMO MASCHILE E BULLISMO FEMMINILE
Il bullismo maschile è decisamente più frequente, decisamente più diretto e ben dichiarato. Non mi è mai capitato di sentire di ragazze che venissero picchiate da altre ragazze, mentre sono famose ( le ragazze ) per le mille dicerie che sono in grado di mettere in giro, per le mille umiliazioni indirette e dirette che riescono ad applicare sulle compagne. Si tratta ( il bullismo femminile ) di un fenomeno più psicologico che fisico…si parla infatti di bullismo indiretto: commentando, mettendo in cattiva luce, sparlando alle spalle, la vittima viene degradata a ragazza di secondo livello.
Il bullismo maschile e quello femminile hanno in comunque in comune la enorme capacità distruttiva e l'incisività sull'autostima e sulla capacità di reazione.
I LUOGHI DELLE PREPOTENZE
L'ingegno del branco non ha davvero limiti! Laddove volessero, potrebbero agire con atti di bullismo praticamente in ogni ambiente scolastico. Questo, oltre che per l'impegno e la determinazione impiegati dai bulli, è causato anche da altri due fattori: il primo è la errata struttura organizzativa della scuola che impedisce la piena sorveglianza di molti momenti e di molte zone in cui un giovane viene a trovarsi e, con la consapevolezza di tutta la classe, sottoposto ad atti violenti; INOLTRE per la presenza di insegnanti troppo spesso disattenti. La disattenzione dei professori o dei maestri non riguarda solamente lo sguardo volto dalla parte sbagliata o la mancanza di adulti in aree particolari dell'edificio; bensì anche per lo scarso valore che queste persone attribuiscono a tali eventi violenti ( ritenuti giocosi ).
Circa i luoghi delle prepotenze, i pareri degli psicologi sono molto vari, a seconda della classe presa come campione. Infatti, i pareri dei vari psicologi che hanno preso in considerazione le scuole elementari ritengono che gli spazi prediletti siano proprio i cortili, i luoghi aperti o poco controllati. Circa l'80 % dei bimbi sotto i 10 anni che hanno subito violenze dai coetanei, dicono che proprio questi spazi siano i prediletti dei loro persecutori. In questi ambiti, la cattiveria viene scatenata nei momenti di pre o post – orario scolastico, nonché durante l'intervallo. Nelle classi superiori, invece, sembra che la maggior parte delle prepotenze ( dato sconcertante ) avvenga sia durante l'intervallo sia durante le ore di lezione. Quindi, il luogo prediletto rimane per lo più la classe…in alternativa a questa rimane il corridoio nei pressi della stessa. Per ultima gli spogliatoi della palestra.
Ad ogni livello scolastico, un'area molto pericolosa è il mezzo di trasporto ( pullman, autobus, treno…etc ). Anche qui la perversione di quei giovani criminali da il meglio di sé! Anche qui la cattiveria viene usata come fosse un gioco, anche qui il silenzio dei presenti è cosa terrificante.
Consiglio personale...se potete, evitate i trasporti pubblici oppure pretendete dal comune una maggiore partecipazione di responsabili, magari costituendo un fronte genitori proprio che paghi qualcuno affinché garantisca l'ordine quanto meno sul pullman della scuola. Sui treni e sugli autobus il problema si percepisce chiaramente e lo hanno percepito anche gli enti erogatori del servizio. Per intervenire però serve denaro e organizzazione, come per es adibire ad alcuni orari specifici vagoni per gli studenti e su questi porre un controllore privato ( pagato dai genitori con l'aiuto di qualche associazione disponibile).
Per l'autobus e per il percorso fatto a piedi, davvero non ho idee, in ogni caso già risolvere il problema del treno e del pullman sarebbe tanto.
IL PESO DELL'OMERTA'
L'omertà è la vera nemica della sicurezza di un giovane, l'ombra del silenzio sulla realtà è il grande muro da superare per risolvere il problema. Inutile dire che per bypassare il muro sono necessari impegno, attenzione e sensibilità da parte degli insegnanti. Riconosco che non in tutte le ore accadono violenze nella classe, ma “ sensibilità” significa anche che il desiderio di risolvere il problema porti alla comunicazione ad altri insegnanti e ad un'azione comune con il consiglio docenti.
Un insegnate dovrebbe anche spingere il proprio alunno a parlare, a condividere a comunicare regolarmente il proprio dolore, la propria paura e ciò che è costretto a vedere e a vivere! Questo è il classico “passo gigante”, il passo più difficile ma anche quello che più ci avvicina alla soluzione del problema. Fatto questo, si evitano troppi ulteriori e spesso fatali danni all'anima della vittima.
Sapere di non essere soli, credetemi, aiuta molto. Il più sconcertante rimane il silenzio degli alunni, compagni di banco della vittima. Questi sono coscienti di assistere a violenza, a prevaricazione ( soprattutto alle medie e alle superiori ), ma il coraggio di denunciare, proprio non esiste…” non s'ha da fare”.
Anche su questo fronte bisogna battere il chiodo e spronare al dialogo e alla presa di posizione che non sia però solo apparente.
Sarebbe per questo molto utile l'utilizzo di psicologi validi, i quali dovrebbero, ma non sono, essere presenti nelle scuole; ma questo è uno dei tanti casi italiani in cui le leggi non vengono applicate. Lo psicologo non c'è e non viene richiesto: un costo che non ci si può permettere di supportare, un costo economico troppo elevato per un istituto.
BULLISMO: PERCHE'?
I motivi del bullismo sono talmente svariati da permettere agli psicologi di affermare che chiunque può assumere nel tempo sia il ruolo di vittima che persecutore. Spesso le persone attribuiscono al fenomeno del bullismo cause come le classi troppo numerose, i fallimenti e le frustrazioni, alcune caratteri particolari della vittima ( come il grasso, i capelli rossi, gli occhilai, buoni risultati scolastici…etc ). Questo però non è da ritenersi del tutto vero, infatti, hanno una rilevanza superiore la personalità e la capacità di reazione ( il cosiddetto Q.E. = quoziente emozionale, che può aumentare tranquillamente anche con la psicoterapia ). Oltre questi elementi, sono da considerare come importantissimi i fattori ambientali quali il metodo usato dall'insegnante per tenere l'ordine e la sicurezza dell'insegnante nell'agire e nell'interagire in mezzo ai suoi alunni con gli alunni stessi. In poche parole è necessario che l'insegnante sia capace di distinguere i momenti in cui essere amico ( cosa importante ) e in cui essere il professore solido e deciso.
Altre variabili scatenanti il bullismo possono consistere in violenze subite durante l'infanzia, problemi famigliari passati, disturbi psichiatrici ( meno rari di quanto si pensa…fossi in voi farei un'indagine ), atteggiamento troppo permissivo o limitativo da parte dei genitori della vittima o del bullo.
Alcuni pareri attribuiscono anche alla tv un ruolo di “cattivo educatore”. Questa infatti, ridicolizzando le malefatte, le discriminazioni e sorridendo su aggressioni, su cattiverie e su prevaricazioni lasciano al bambino e al ragazzo una realtà deformata da un modello di vita commerciale. A conferma di questo basta guardare con normale attenzione molti dei cartoni animati e dei telefilm che vengono trasmessi in orario pomeridiano. I modelli educativi proposti sono estranei al modello ideale di questa società, la quale si scontra con il modello antisociale proposto dai media fino alla repressioni di quelli che, rappresentanti della parte buona della società, appaiono come i più deboli e indifesi: loro sono quelli che pagano le conseguenze di questo scontro.
LE VITTIME
I segni primi manifestati dalla vittima sono uno stato d'ansia continua e un'insicurezza prepotente nelle attività quotidiane rispetto agli altri compagni di classe. Inoltre presenta difficoltà di concentrazione e irritazione nei confronti dei coetanei della stessa sua classe.
Prima di divenire vittime, peggiorando la loro condizione successivamente, non hanno molta autostima, ma sono dotati di prudenza e di un'elevata sensibilità, spesso sono in solitudine e hanno pochi amici.
Tutto questo porta ad una reazione scarsa o addirittura nulla nel momento in cui subiscono attacchi dall'esterno, ai quali reagiscono per lo più chiudendosi in sé stessi.
I modelli di vittima attualmente conosciuti sono due: quella remissiva e quella provocatrice. È possibile che si assumano entrambi i ruoli ma in tempi diversi.
Il primo modello di vittima è caratterizzato dal “ subire in silenzio”, quindi non trovare in sé la forza di reagire, ma nemmeno il desiderio di essere trattato in quel modo.
Il secondo modello, invece, è quello che, a mio parere, mostra un disagio ancora maggiore. Qui abbiamo una vittima che, oltre ad essersi adattata alle violenze, vede in queste una fonte di soddisfazione in quanto momento in cui si trovano al centro dell'attenzione. Questi arrivano davvero a confondere la violenza con il gioco. La sofferenza però persiste, infatti, quando sono soli nella loro camera abbassano la guardia e i sentimenti prendono il sopravvento: un pianto di paura esplode nel silenzio.
Questo suo comportamento favorisce una maggiore violenza.
Nel primo caso si può parlare di crisi reattiva, mentre nel secondo caso di “Sindrome di Norimberga”.
I BULLI
La sua peculiarità e l'aggressività, sia verso i coetanei sia verso i genitori; inoltre è bisognoso di dominio. Riconosce le sue vittime in quanto verso queste ha scarsa empatia.
Ha livelli di ansia e di insicurezza relativamente bassi. Facile da comprendere come sfogando l'insicurezza verso altre persone, egli possa sentirsi meglio ogni giorno.
Sul piano social- scolastico, il bullo non arriva mai ad un livello di impopolarità come la vittima, però nemmeno giunge ad essere una celebrità.
È importante chiedersi quale sia il ruolo del bullo domani, nella società. Secondo alcune statistiche, i prevaricatori a scuola hanno una buona possibilità di incorrere in processi penali pesanti a causa dei gravi reati commessi. Quindi: il bullo di oggi è il criminale di domani !!
Il potere del bullo, a mio parere, poggia essenzialmente sull'omertà e sulla codardia dei compagni di classe. Questi infatti, secondo alcune ricerche, anche a causa dei mass media, ritengono degradante la condizione di vittima e sono portati a disprezzarla, isolarla e magari anche colpirla.
COSA DOBBIAMO FARE CONTRO IL BULLISMO
Olweus ha creato questo tipo di intervento al fine di ridurre l'aggressività e la possibilità di innescare quelle dinamiche perverse tipiche del bullismo. Tali interventi, da lui stesso sperimentati, hanno ridotto i comportamenti anti- sociali circa del 50 per cento.
Quindi è importante che:
• si crei un ambiente scolastico caratterizzato da affetto e coinvolgimento emotivo da parte degli insegnanti, nonché promozione di interessi positivi.
• Il rapporto professore – amico e alunno deve comunque trovare punti fermi che ricordino la presenza di un'autorità forte
• Pretendere dagli adulti un comportamento autorevole ( termine diverso da autoritario!)
Queste linee di condotta sono da costruire insieme, anche attraverso un programma ad hoc così strutturato:
• Consapevolezza dei genitori e degli adulti in genere e nuovi propositi per intervenire e cambiare le cose
• Inchiesta mediante questionario agli alunni, agli insegnanti e ai genitori
• Organizzazione di una conferenza all'interno della scuola stessa per presentare il problema
• Migliore supervisione durante gli orari in cui non c'è lezione
• Maggiore comunicazione tra docenti e tra docenti e genitori
• Tempestività di intervento
• Incontro tra insegnanti, genitori, bulli e vittime
• Colloqui approfonditi tra insegnanti we genitori delle vittime
In Inghilterra sono stati sperimentati con successo attività come:
• Questionari
• Brainstorming
• Discussioni
• Schede di osservazione
• Indagini
• Interviste
• Rappresentazioni teatrali
• Role-playing
• Lettura in classe e individualmente di racconti da parte di vittime di bullismo…questo aiuta l'immedesimazione nella condizione di vittima.
|