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Due fattispecie parzialmente correlate 
Prima di descrivere il fenomeno “ bullismo”, mi piacerebbe portare la vostra attenzione verso IL MOBBING.
Tempo fa ho contribuito all'organizzazione di un convegno (19 febbraio 2005) a Bosisio Parini; il tema era proprio “BULLISMO: MOBBING IN ETA' EVOLUTIVA”. Già dall'intestazione si può intuire ciò che sto per dire.
Ma prima: psicologicamente parlando, bullismo e mobbing sono in parte molto simili… giuridicamente, a quanto pare, non è proprio così. Le fondamenta di questo consistono in due fatti:
• Il bullismo non ha riferimenti legislativi o tutele particolari da parte di enti locali o corporazioni ( come i sindacati per il lavoratore), inoltre
• Il bullismo vede, rispetto al mobbing, un genere di fattispecie in parte differente.
Per quanto riguarda il punto secondo, mi piacerebbe approfondire.
Dobbiamo tenere presente che il bullismo avviene all'interno di conglomerati giovanili, nei luoghi di ritrovo…Qui, le regole e i limiti di tolleranza sono estremamente differenti rispetto all'ambiente lavorativo. Devo però anche sottolineare come la questione si rende ovvia per quanto concerne lo stato di sviluppo del persecutore: la maturità del lavoratore è sicuramente maggiore rispetto a quella di un giovane ai primi anni di studio superiore.
Difatti: se volessimo dare una definizione alla parola “mobbing” potrebbe essere questa:
Violenze morali e persecuzioni psicologiche ( azioni; come comportamenti, parole, atti, gesti, scritti ; comunque e da chiunque attivate nell'ambito lavorativo, che mirano esplicitamente ad arrecare offesa alla personalità, alla dignità e all'integrità psico-fisica del lavoratore, nonché a metterne in pericolo l'impiego o a degradare il clima lavorativo). Tali azioni sono quelle svolte con carattere sistematico, duraturo ed intenso.
Gli atti e i comportamenti rilevanti si caratterizzano per il contenuto vessatorio e per le finalità persecutorie, e si traducono in critiche, molestie, minacce, maltrattamenti verbali esasperati e in atteggiamenti che danneggiano la personalità del lavoratore, quali la delegittimazione di immagine, anche di fronte a soggetti esterni all'Ente, il licenziamento, le dimissioni forzate, la perdita di potere formale e informale e del grado di influenza sugli altri, l'ingiustificata rimozione da incarichi già affidati, il pregiudizio delle prospettive di progressione di carriera, l'esclusione o immotivata marginalizzazione dalla comunicazione di informazioni rilevanti per lo svolgimento dette attività lavorative, la sottostima sistematica dei risultati ottenuti, l'attribuzione di compiti molto al di sopra delle possibilità professionali o detta condizione fisica e di salute, gli attacchi alla reputazione, la creazione di falsi pettegolezzi, insinuazioni malevoli, segnalazioni diffamatorie, informazioni volutamente errate.
Ricordiamo poi le possibili implicazioni con il reato di “ molestia sessuale”. (diverso da “violenza sessuale “)_
La fattispecie bullismo Come potete vedere gli obiettivi più immediati del mobbing sono gli stessi del bullismo: l'umiliazione e la manifestazione di potere. Ovviamente il fine ultimo della carriera o dell'eliminazione dei c.d. “superflui” o “fastidiosi”, impossibile senza giusta causa, prevale sul semplice “faccio ciò che voglio di te”. Quest'ultima, tipica del bullismo, causa, bene o male, gli stessi danni della “fattispecie mobbing”. Ma vediamo meglio con quali strumenti.
Il mobbing esercitato ( e subìto ) in età evolutiva ( cioè “bullismo” ), quindi conseguenza di contrasto tra giovani, è caratterizzato da diversi comportamenti che costituiscono, a loro volta, reati differenti.
Paradossale è che, pur riconoscendo ciascuno di questi atteggiamenti, non si può riconoscerne la somma, parziale o totale, come una fattispecie nuova, oramai conclamata e tipizzata dagli psicologi.
Quindi, pur battendo dentro me il desiderio di definire il bullismo sin da subito, mi devo limitare, per ora, ad una squallida scomposizione del problema.
Sono atti di bullismo:
1 - Insulti 2 - Voci diffamatorie e false accuse 3 - Razzismo 4 - Critiche immotivate ed eccessivo controllo 5 - Piccoli furti 6 - Estorsione 7 - Minacce 8 - Violenza privata 9 - Aggressioni e/o giochi violenti con forti squilibri 10- Lesioni personali 11- Esclusione dal gioco (vedi convenzione dei diritti del fanciullo) 11- Percosse 13- Danneggiamento di cosa altrui.
Ciò che possiamo dire essere fonte di avvallo di questi comportamenti è l'eccessiva tolleranza di alcuni professori e l'educazione che le famiglie danno ai loro figli ( mobber o gregari che siano ). Ricordiamo però che non sempre il bullismo si vede dalla cattedra. Per questa ragione è bene considerare “eccessiva tolleranza” l'ignavia del professore che sicuramente sa, ma che altrettanto sicuramente si disinteressa della vittima lavandosene le mani.
Il bullismo ( mobbing in età evolutiva ) vive oggi nel nostro Paese un grave e vergognoso vuoto legislativo. Difatti, quando si parla di bullismo si può notare come si dica tutto e, allo stesso tempo, non si dica niente. Giudici e avvocati sono chiamati a rispondere al diritto. Così facendo vivono il fenomeno, giuridicamente parlando, come un grosso problema morale, non potendo garantire alla vittima il sostegno dovuto. Oltre che “sostegno”, sarebbe anche giusto usare espressioni come “senso di giustizia appagato “ e “ rivincita morale ”. Questi, che costituiscono i più intensi, se non unici interessi che spingono le persone ad agire in giudizio verso i bulli, le loro famiglie e le scuole incapaci di gestire i loro ragazzi, sono privilegi che, alla vittima di bullismo, non sono concessi.
Se ora ci fosse un avvocato potrebbe però dirmi :<< Vedi Marco, nel codice penale esistono molte leggi che tutelano dall'aggressione, dalle lesioni personali, dalle prevaricazioni…ecc. Quindi, se tu vuoi, ti puoi difendere senza problemi >>. L'esperienza che ho alle mie spalle, però, mi porta a non accettare una disgregazione morale e giuridica del male che mi ha travolto. A questa persona risponderei così: << Vede avvocato X, io ho subito un insieme di violenze il cui effetto complessivo è più devastante della somma di tutti gli elementi, presi singolarmente, da lei enunciati. Io ho subito il bullismo, IL MOBBING…ed è questo che deve essere sentenziato e quindi fondamento della pena inflitta>>.
Questa espressione vuole un richiamo ai nostri parlamentari, ai nostri rappresentanti, ai nostri produttori di diritto, a coloro che ci forniscono gli strumenti necessari per giudicare con giustizia il male inflitto. L'incredibile vuoto legislativo che riguarda questo aspetto, oramai evidente, della nostra società, favorisce la tollerabilità del fenomeno e una drammatica evoluzione dei suoi effetti dannosi.
In fondo…cosa saranno mai delle prese in giro di un'oretta? Quanto male potrà mai fare una “sberletta” sulla testa? Quanta dignità potrà mai togliere un insulto?…Ma se noi moltiplichiamo tutto questo per ogni ora del giorno e sommiamo tra loro i prodotti ottenuti, arriviamo ad avere una buona parte del vero danno da bullismo. Per comprendere davvero il tutto, bisogna considerare tanti elementi.
Chi non fornisce agli italiani la medicina giuridica significa solo che non capisce o non vuol capire la necessità di un riconoscimento legislativo. Se questo ci fosse, un'azione in giudizio ai danni del bullo e dei suoi gregari sarebbe molto più semplice, sbrigativa ed efficace.
Tutto ciò mi richiama al problema della violenza sessuale ( oggi egregiamente definita dagli articoli 609 bis e seguenti del codice penale ). C'è stato un tempo, pochi decenni fa, quando anche lo stupro veniva quasi ignorato e non gli era consentito di essere considerato come è oggi: un reato tra i più orribili. C'è stata negli anni un'incredibile evoluzione giuridica, nonché di coscienza sociale. In ogni caso è da ritenersi davvero vergognoso che ogni volta che l'Italia vive così devastanti problemi, prima di trovare una soluzione debbano trascorrere anni e anni, se non decenni e debbano cadere molte vittime. Con il bullismo così non deve essere…abbiamo aspettato fin troppo. Il compito spetta a voi avvocati: non cedete di fronte a questi muri giuridici, non lasciate cadere in niente il grande dolore delle vittime. Un altro dovere spetta a voi giudici: non siate giuridicamente ottusi, abbiate il coraggio di essere i primi, di riconoscere questo fenomeno nei vostri scritti, nelle vostre sentenze. Devo ammettere però che la mossa più ardua spetta alle famiglie delle vittima: comprendo quanto sia difficile proseguire in una causa che può durare anche due, tre o quattro anni, che logora, che non fa dormire la notte, che lascia per lungo tempo la paura di deludere il proprio figlio; chiedo però, con rispetto del vostro dolore, di non accontentarvi di quattro soldi e di proseguire nel processo laddove siate sicuri che ci siano presupposti sufficienti… ai fini di ottenere sentenze su sentenze; affinché queste possano essere traccia indelebile e grande voce del nostro bisogno di avere una legge ad hoc.
Le righe che seguiranno saranno una voce che dovrà essere approvata, oppure contestata…ma non ignorata! Questo non lo posso permettere. In queste pagine si nasconde il dolere di tanta gente, la speranza di tutti noi: ignorarci sarebbe come ferirci nuovamente!
SE VUOI APPROFONDIRE LA TUA CONOSCENZA CIRCA CAPACITA' DISTRUTTIVA DEL BULLISMO OPPURE VUOI SENSIBILIZZARTI AL PROBLEMA BULLISMO, LEGGI "VOLEVANO UCCIDERE LA MIA ANIMA" (Marco Cappelletti)
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